L’oro di Torino

Il tramonto su al Monte dei Cappuccini  custodisce un principio alchemico, la capacità di trasmutare il vile metallo in oro. C’è un’ora, infatti, in cui una nebbia dorata scende sui tetti di Torino e il Po nel suo serpeggiare quieto ne riverbera le luci: porporina, bronzo, giallo di stagno. Mentre il sole scompare dietro le Alpi, la mia città si prepara alla notte ricoperta di sontuose luminescenze. Torino è un mosaico bizantino. Ricorda gli anni d’oro della mia infanzia, l’oro musivo steso sui miei giorni pieni di speranza e di bugie. Ché la mia vita è sempre stata un giocoso dipinto dalle vibranti lumeggiature. Una tela fulgente braccata, tuttavia, da voragini cromatiche. Dal nero d’avorio, dalla fuliggine. E cercare il piacere in ogni sfumatura dei miei giorni è stata la sola arma che ho trovato per difendermi dal buio. Sotto il cielo della Mole, una storpia può trasformarsi in un uccello così come il piombo della leggenda può tramutarsi in oro. Ecco perché voglio godermi ogni secondo, tenere gli occhi aperti sul tramonto finché l’ultima fiamma non sia spenta.